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Narrativa. La felicità è il fine spesso inconscio cui aspira l’essere umano, ma le azioni la distorcono, e in particolare la concretezza per avere e non per conoscere: così i due personaggi principali del romanzo appaiono trascinati più da un destino istintuale che dalla ragione, perciò il dimostrare si rivela nefasto. Nel quinto capitolo risaltano in piena luce i limiti di un’idea pensata come amore e risolta invece come spinta fisiologica. Se poi si perde il controllo, i risultati rischiano di portare alla voragine (cap. VII). ‘Forse ognuno di noi aveva più di una faccia’ (p. 207): è la possibile chiave per riunire una linea interiore, nell’incapacità di opporsi al suo mutamento di fronte alla diversità delle situazioni.

Recensione
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