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Narrativa. Racconto breve, una decina di paginette, che si direbbe ‘normale’ ma che, nella sua semplicità, descrive il dramma del deuteragonista, l’uomo del furgone. L’invito è all’ascolto dell’altro: ciò avviene con l’uomo buono dai ‘capelli bianchi e gli occhi scuri’ (p. 5). L’incomunicabilità può nascere quando ciascuno porta in sé aspirazioni o dolori difficilmente trasmissibili. Seguendo questo incontro se ne cerca, forse invano, una conclusione: chi ci lascia però diviene presenza spirituale (cfr. H. Melville, John Marr) e il racconto si chiude in modo ‘naturale’ in quanto la vita – quella degli altri – continua.

Recensione
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