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Poesia. La forza lirico-espressiva è temperata e resa luminosa da una religiosità che investe le fibre più intime della parola: è ‘l’acqua della Grazia’ che già appare in apertura, segnale che percorre una rara limpidezza di scrittura sconfinando ‘nell’oro estremo della luce’ (Ce ne andammo, v. 7). Si può tranquillamente affermare che in Villucci la natura sviluppa il suo senso ultimo, anche l’istante precario e l’oscurità del tempo (Perdiamo ogni giorno radici), con a tratti la scabra e virile presa di coscienza, di un’appartenenza antica e non obliabile (Fosti il ragazzo del taglio del bosco).

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