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Narrativa. La critica cerca in ogni scrittore delle ascendenze o eventuali influssi (qui si fanno, tra più nomi, quelli di Kafka e Buzzati), ma ci pare che Zen sia distante da ambedue; c’è anzitutto la ‘storicità’ onirica, tanto che alcuni dei quindici racconti sono collocabili nel tempo; né la scrittura ‘elementare’ ma senz’altro efficace di Buzzati vi trova rilevante riscontro. Lo stile di Zen è più labirintico, intessuto di momenti, ricordi, riflessioni, al punto che il rapporto col sogno – un autore come H. P. Lovecraft vi ha costruito la sua mitologia – e il suo integrarsi o distaccarsi dal reale, mantiene la propria sfera illusoria e allusiva, avendo però un referente nella realtà, non per la capacità di confondere, ma di influenzare la psiche; cfr. L’ultimo meriggio, p. 159. Varietà di argomenti e un moltiplicarsi di stimoli, che risalgono perfino ad archetipi appartenenti a un sentimento collettivo (es. I viaggi di Ulisse).

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