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Narrativa. Il termine ultra(s) è piuttosto datato, ma nel senso attuale risale al 1959 circa: tifosi di calcio che esprimono un’idea antagonista in cui si mescolano tifo e politica. L’autrice, a p. 261, parla di ‘frutto di fantasia’ e ‘invenzione romanzesca’, ma è riuscita a rendere perfettamente un ambiente frequentato da giovani, gran parte dei quali ha un codice d’onore (p. 49). Se non esiste un nemico, occorre crearselo: è una regola antica. Cosa si cerca in questa contrapposizione? il potere? la pura violenza? o è una risposta al malessere che, da sempre, serpeggia tra la gioventù? Le storie individuali prendono comunque rilievo grazie a una prosa non estrema, pur col dovuto tributo al ‘gergo’ corrente, e ha il pregio di non disperdersi in un linguaggio troppo figurato. Nel profondo esiste – né può spegnersi – il desiderio di amore e di bellezza: cap. Trincea, p. 209 e ss.

Recensione
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