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Saggistica. Le arti giapponesi intorno alla metà del secolo scorso si sono spesso ‘occidentalizzate’, acquisendo portati fuori della loro tradizione, più statica ma più raffinata. Murakami rientra in questo rinnovamento. Nato nel 1962, si fa conoscere dal grande pubblico con un’oculata ‘politica’: l’arte figurativa intesa anche in senso commerciale (p. 80), cioè fruibile a livello di oggettistica. Difficile credere quanto ritiene N. Sakai (p. 67) che l’eventuale integrazione conferisca al Giappone la sua identità. Andy Warhol e la pop art hanno certo influito su una fase della produzione di Murakami, ma si ha l‘impressione, almeno stando alla descrizione delle sue opere, che sia rimasta, nel contesto di dovute trasformazioni, fedele allo spirito del suo paese.

Recensione
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