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Poesia. Nata a Newton nel 1928, dopo un tentativo di suicido comincia a scrivere versi ed esce con la prima raccolta ‘Al manicomio e (parziale) ritorno’ (1960). Con ‘Vivi o muori’ vince il Premio Pulitzer. Ma il secondo tentativo di suicidio riesce (1974). Con la Sexton la poesia perde parte di quei tab che il lirismo, sempre pi stanco e ripetitivo, aveva imposto. Non pi timore delle cose – che predispongono a un’oscura inquietudine – ma la relazione definita, che poi si trasforma in parola visionaria: ‘La coppa era piena di chicchi d’uva viola’ (In compagnia degli angeli, v. 7). La morte sembra celarsi, impalpabile ma concreta, nella natura: ‘I piccoli animali del bosco | portano le loro maschere di morte’ ( un pomeriggio di primavera, vv. 5-6). L’amore annullarsi: ‘Spegni la luce | e poi saremo tutti su carta nera’ (Ora, vv. 15-16): dietro affiora il gesto, che poi nuovo dolore: ‘e se Cristo venisse in forma di aratro’ (Il muro, v. 25).

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