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Poesia. È sempre opera meritevole trarre dall’oblio o rivalutare artisti meno noti. Vittoria B. Madurelli (1794-1841) esordì con una raccolta di epigrammi (II edizione, Padova 1824) ispirati alla tradizione latina. Nei Versi (Venezia 1827), se per più aspetti ricalca gli stilemi dell’epoca, e perfino anteriori, risalta una certa imitazione foscoliana (Sonetti, XIX. Il mio ritratto) non priva però di personalità. Più che l’endecasillabo (dal Sonetto VIII l’ipermetro ‘Quel che sue leggi imperscrutabili detta’) ci pare le siano congeniali i versi brevi, come i settenari de L’estate o gli agili quinari coi quali rifà il celebre epicedio catulliano in metro falecio ‘Lugete, o Veneres Cupidinesque’.

Recensione
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