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100 anni di storia italiana. Prima guerra mondiale: Antonio Toffanin, una storia minima

Saggistica. Ricorrendo il centenario della Grande Guerra sembrerebbe che tutto sia stato detto o esaminato, ma è proprio da vicende personali che la Storia si arricchisce di preziose testimonianze inserendole nello sfondo generale degli eventi bellici (e postbellici): un quadro dalle infinite sfaccettature che un libro come questo riesce a trasmetterci, soprattutto perché sono i valori umani e individuali ad emergere, specchio poi riflesso in quella che viene denominata la ‘grande storia’.

La ricostruzione che riguarda la vita del padre dell’autore si evince in parte dall’epistolario, fonte inesauribile di informazioni utilizzata spesso dagli storici. E Massimo Toffanin mostra indubbiamente la stoffa dello storico (sia sufficiente ricordare i suoi saggi su Sebastiano Schiavon) per la precisione dei riporti documentali e la cura appassionata che lo distingue.

L’epistolario alle pp. 91-206 riporta 79 missive in gran parte di Adelina sorella di Antonio: dal 20 aprile 1918 al 12 marzo 1919 forniscono tra l’altro notizie davvero sorprendenti su quel dopoguerra e sono notevolmente interessanti anche sotto il profilo linguistico; di certo gli studiosi ne trarranno materia per un approfondimento dell’uso che gli scriventi di quel periodo facevano della lingua italiana. Un nome sembra precorrere gli orrori della seconda guerra mondiale; nella missiva del 12 maggio 1918 scrive l’Adelina: “Hai letto sul giornale che sembra comincino internare in Austria e Germania (4) gli abitanti dei paesi invasi?” Nella nota si fa riferimento a Mauthausen, campo di concentramento che diverrà tristemente famoso.

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