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25 piccole storie perverse

Narrativa. In questi racconti l’eros si allontana dalla sua funzione naturale per approdare alla parafilia, dove certe pulsioni anomale o desideri non confessabili trovano fertile terreno. Ma, al di là del piacere della lettura, quella dell’autrice è una narrativa che pone dei quesiti, va quindi più in profondità di ciò che ci si aspetterebbe da una letteratura cosiddetta ‘di evasione’.

Infatti già dal primo racconto (L’accarezzatore) vengono sondati i rapporti fisici; e l’amore che di tale fisicità si nutre, sembra avere un tempo per realizzarsi fisicamente, dopo di che rimane solo il ribrezzo: perciò è in gioco l’estetica, se non vi è necessità. La corporeità quindi è un limite, ma le fantasie erotiche cercano almeno in parte di superare tale limite.

Esiste però un’altra cifra interpretativa: prendiamo la settima storia (Pigmalione); c’è in fondo l’aspirazione all’eternità di una materia corruttibile, e insieme l’idea di possesso che fa naufragare taluni ‘amori’ che portano fino alla distruzione dell’oggetto amato.

L’autrice ci propone quindi non pochi interrogativi, attraverso una prosa coinvolgente, con tratti di una rapidità quasi cinematografica: riesce a calarsi nei personaggi che crea, al punto di farci ‘comprendere’ persino l’istinto omicida. Se esiste una morale (Corde), essa viene esercitata in modo cruento (Castità); quest’ultimo infatti è un racconto di notevole impatto emotivo: alla fine non possiamo che concordare, e ci sentiamo esentati dall’obbligo di essere troppo civili o garantisti.

Recensione
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