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Poesia. La globalizzazione sembra sempre più emarginare quei linguaggi che, riferiti a un’area geografica circoscritta, si trovano di fronte a nuove realtà linguistiche, tanto che si ‘teme’ perfino per la lingua italiana. Ma il dialetto (noi insistiamo sul termine lingua) specifica più in profondità i caratteri di una certa area di parlanti e, più raramente, scriventi. L’autrice, nota anche per le autorevoli ricerche storiche (specialmente relative alle due guerre mondiali), riporta questo mondo così vicino ad ambienti rurali, dove la parola non è ingannevole. Le sue poesie seguono spesso la metrica regolare: il senario (Vecio relojo) anche doppio (Me sona che i bate), il settenario (Musica e pan), l’ottonario (Calinverna), il novenario (Lassè me tornar), il decasillabo (Bisogno de istà) e, naturalmente, l’endecasillabo. Una perizia di scrittura che però esprime in modo appropriato e spontaneo i vari momenti di ‘rimpianto e tenerezza’ e memorie legate alla sua terra e agli affetti (p. 89). Come una viva sorgente, questa poesia ci fa tornare a un tempo più umano e solidale, a quelle virtù che la società d’oggi sembra aver disatteso.

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