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Abbandoni e lontananze. Parole per versi scarmigliati, notizie slabbrate, pensieri arruffati

Poesia e prosa. La ‘educativa’ lettura di ‘passi’ tratti da periodici satirico-umoristici catanesi (che l’autore ha tratto da vecchie cartelle) risalenti al primo novecento, sembra dirci che le ‘pagine ingiallite dal tempo’ sono testimonianza dell’effimero o, più filosoficamente, del transeunte: ma non è proprio così. La riscoperta, il ricupero, il ricordo rappresentano in effetti strumenti di persistenza. Anche della poesia, che qui Giunta alterna a prose talora esplicative, il che rende varia e gradevole la lettura. L’età conta poco: almeno nel presente caso. Il poeta infatti ci dona momenti di pura creatività: ‘rondò di voci’ (Una storia); ‘e sfiora l’uomo-figura’ (In me scende la notte); ‘Tutto tace nel silenzio compiuto’ (Silentium tibi); ‘come verdi rosari di canzoni’ (Speranze). Alcuni esempi del perché la parola poetica non è transitoria, ma va oltre la fonte da cui è scaturita.

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