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Abrapalabra

Aforismi. Il termine da noi usato non è del tutto pertinente a questa raccolta di “associazioni, derivazioni, bisticci, inciampi e altre diavolerie verbali” se non per la brevità. Che si possa ‘scherzare’ con le parole non è cosa nuova, assai più raro invece trovare tali ‘scherzi’ secondo una scrittura che deve unire la logica al significato, poiché, come accade per i rebus, ciò di cui si parla non è riferito al contenuto. Ma qui l’autore ha agito con un fiuto infallibile, cogliendo il lato paradossale del dato logico con un assunto che sembra si sia nascosto appositamente fra le parole.

Dividere quindi in categorie quelli che in modo improprio abbiamo definito aforismi, non è facile, per l’intrecciarsi dei numerosi piani linguistici, e di conseguenza, volendo provarci: si tratta almeno in parte di bisticci, stando al glossario di metrica “gioco di parole che risulta dalla vicinanza di suoni simili”, ma il risultato è molto più pregnante. Il numero 13 dei 150 ‘bisticci’: “Feltrinelli era uso asciugarsi | i capelli colophon”. Più sottile ancora e connesso tra inizio e fine il numero 18: “Se in paradiso con Adamo ed Eva | Dio fosse stato meno fiscale...”; evidente che si va oltre il doppio senso puro e semplice, per catturare semmai una possibilità. Tali relazioni che quadrano perfettamente con la possibilità dianzi detta è reperibile nel numero 31: “Il maratoneta Filippide era | sponsorizzato dalla Nike di Samotracia”.

Che poi un ‘aforisma’ scherzoso faccia intravedere la verità lo si evince dal numero 54: “La zecca dello Stato | è un parassita dell’uomo”. Solo alcuni esempi fra i tanti: una raccolta dunque non soltanto divertente, ma riflettente quegli elementi nascosti nel linguaggio che lo avvicinano all’inespresso e talvolta a un assurdo che è parte della realtà.

Recensione
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