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adiuvandum

L’autore è nato a Urbana nel 1935, ma risiede a Padova. Si dedica ad attività sia letterarie che musicali (Coro La Valle) e nel 1980 entra nell’organico del gruppo letterario Formica Nera. Due anni dopo esce la prima raccolta di poesie Colori nel buio. Dirige il noto mensile di cultura e tradizioni venete Quatro Ciàcoe.

Questa silloge è la sesta in ordine di tempo e porta la dedica ai figli e alla moglie Silvana prematuramente scomparsa. Divisa in tre parti mostra il progredire di uno stile fedele a sé stesso, ma nel contempo capace di rinnovarsi, al punto che dobbiamo considerare adiuvandum un’opera incline ai cambiamenti, sempre con quel senso di musicalità che distingue tutta la produzione del Nostro.

La prima parte (Vi dirò di silenzi) conserva una classicità che si realizza in particolare nell’endecasillabo sciolto, con la capacità di introdurre elementi traslati, spesso in una dimensione altra aperta su spazi metafisici. Tuttavia il ritmo non è mai opprimente e si disegna con naturalezza acquisendo tutte le sfumature dei sentimenti con una percezione che solo i poeti possiedono.

Anche la seconda parte (Del tempo indicativo), con testi che inaugurano il nuovo millennio, conserva sotto il profilo tecnico le forme dei classici, ma ora ricomposte in una sapienza metrica che per così dire sfasa il ritmo o lo attenua, quindi persino l’endecasillabo giambico (quello, per intenderci, col quale inizia la Divina Commedia) viene in un certo senso alleggerito, come nei versi finali di Assenza: “ma in cielo s’alza questa luna bianca | a illuminare gli echi di un’assenza” — sinalefe nel primo verso e tripla sinalefe e accento secondario nel secondo.

La terza parte (Chiari indizi) comprendente i testi più recenti (2007-2016) è quella in cui si esplica una innovazione di scrittura che si muove tra molteplici registri formali e nello stesso tempo mantiene la cifra peculiare dell’autore. Si sa che in arte non esiste in senso stretto evoluzione, ma mutamento; proprio in queste ultime composizioni si nota però un ‘pessimismo’ che introduce elementi sempre più significativi di fronte alla realtà, tenendo conto che “La notte è nera da ogni lato” (Il verso ferito), e cede anche la copertura lirica: l’idea religiosa che pure supportava l’approdo del far poesia in un modo praticamente integrale, sottende la vita interiore e i diversi segni della memoria.

Se è “vanità nel voler raffigurare l’anima attraverso le parole” ci dice il poeta, resta comunque la “gioia nell’incontro”: in tali termini lo scrivere versi assume un valore non deteriorabile e ancor meno obliabile e prospetta la speranza di un futuro ove potremo conoscere “un nuovo cielo e una nuova terra” (Rivelazione 21:1).

Recensione
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