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Poesia. Un caso particolare quello di Carnevali (Firenze, 1897 - Bologna, 1942): scrivere in un’altra lingua e influire su quella. Poiché leggendo queste ‘liriche’ (ma il termine è discutibile) si potrà rilevare come negli anni fra le due guerre il suo stile, anomalo e forse disorganico, abbia inciso nella realtà culturale americana proprio in virtù di una visione molteplice. Lo splendido ‘ritratto’ di Una signora ne è la prova: ‘Sono rose le sue labbra | imputridite nell’acqua’ e ‘C’è un cupo capriccio in lei’. Sono presentimenti, segnali, poi segni certi. Il poeta si rivolge ai poeti? Ma l’ultima ratio è là, pronta a intonare la sua Marche funèbre — composizione sintetica, di fronte all’ignoto: ‘Io sono qui per... | cosa?’. Invece il lirismo affiora in Sera, testo con versi di straordinaria bellezza: ‘sera estiva che s’addormenta | sul letto purpureo, sopra i teneri fiori del tramonto.’

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