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Poesia. La musicalità dei versi nasce da metri regolati come l’endecasillabo e il settenario: ma la suggestione sorge dal tessuto linguistico che si snoda all’interno di una struttura che fluisce senza impedimenti, se il caso alterando il ritmo di base, come il dattilico di bell’effetto che ogni tanto si incontra; in tale circostanza la dialefe appare naturale: “Lasciata la sterpaglia delle ombre” (Il giorno ci sia gioia) quale testimonianza di una scrittura pervenuta a un alto grado di consapevolezza formale e di intuizione lirica.

È uno dei caratteri della poesia il saper cogliere ombre e fantasmi della memoria o solo dell’invenzione e tradurli con reale efficacia nella parola. Certe doti che per altri sembrano scaturire da lungo studio, in Orlandini appaiono quasi innate, arrivando non di rado a un impatto visivo che per metalepsi sfocia direttamente nell’immagine: “Il tramonto dispiega l’orifiamma” (Espero).

Viene spontaneo il desiderio dell’antica armonia, il suo riproporsi in un mondo che sembra aver dimenticato la bellezza del concento di voci in grado di alzare la quotidianità ad orizzonti trascendenti: con il poeta ritroviamo quella via perduta, ora più luminosa che mai.

Recensione
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