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Amina o Le limitate possibilità dell’azione

Narrativa. La collocazione di tempo e luogo del romanzo pone una differenza tra i due piani: quelle civiltà millenarie lasciano tracce non estremamente visibili, ma comunque percepibili. In questa sua dimensione anche il testo subisce un influsso: tra il vero e il falso si costituisce un vincolo che non permette quasi mai di individuare la verità.

Se l’Amina del titolo è figura centrale insieme a Scalìa, di non minore importanza ci sembra il marito Fausto, del quale si cerca di ricostruire identità e carattere, oltre agli eventi collegati alla sua persona: ricordi e descrizioni conseguenti che in sostanza risultano indefiniti pur nella concretezza del dettato – la scrittura in genere è nella impossibilità di realizzarla – per quei segmenti narrativi che si sovrappongono o si separano senza unirsi in modo decisivo. Chi era Fausto? un “gestore di libertà altrui” a quanto pare.

Le vicende condotte con mano sicura dall’autore prefigurano un intreccio in cui sta al fruitore addentrarsi per coglierne le sfumature di pensiero e d’immagine. L’erotismo, e qui si evidenzia lo stile che vivifica certi episodi senza scadere nel banale, è parte cospicua, ma in fondo forza tremenda se pur spesso effimera, e tuttavia vitale.

Recensione
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