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Anatomia dell’ovvio

Poesia. Quanto sia ‘varia’ la poesia lo dimostra la silloge di Salmoiraghi: per la struttura di alcuni testi e la singolarità delle idee espresse. Ci sentiamo di condividere lo “Strano piacere per il non finito, | il provvisorio” (p. 13). Quando l’autore descrive, lo fa in modo incisivo: “Cielo cinereo, il giorno affonda | dentro l’onde” (p. 17). La morte assume e fa assumere una certa opacità (p. 22), “nessuna scappatoia” (p. 45), come spesso è possibile con le cose ‘terrene’: e il tempo, la stessa esistenza, diventano una “Sorta di fiume fermo e opaco” (p. 48). Con il continuo voler scoprire e analizzare si finisce per uccidere il ‘mistero’: tutto è svelato, e il sogno, come ultimo rifugio, svanisce. Si perde ogni identità in una solitudine collettiva (p. 35). Non è possibile approdare a luoghi immaginari, che sono “solo una via di fuga” (p. 41). Ma, qualunque sia il significato dell’essere, una chiave interpretativa deve trovarsi: forse la poesia?

Recensione
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