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Arnoldo Ciarrocchi a cento anni dalla nascita

Arte. In copertina uno stralcio di Luigi Bartolini a proposito dell’artista: “Lo credevo di mondo, ripeto, e non lo è.” La seconda di copertina riporta una poesia di Eugenio De Signoribus, versi per una visita, con dedica a Ciarrocchi. Ne riportiamo l’ultima significativa quartina: “svanirà la nènia che t’inquieta | al rientro del giorno cristallino... | oggi basta la stretta segreta | nel vapore del tuo assorto giardino...”

La nota biografica (breve) è in effetti autobiografica. Le note di taccuino invece appaiono come una specie di piccolo glossario che contiene anche considerazioni particolari e spesso acute: “Dipingo per imparare a dipingere” che l’autore confessa essere di Cèzanne. La parte centrale del volume contiene diverse riproduzioni di quadri e schizzi: in tutti si nota una maestria che fa della materia esempio di crescita, come se da elementi essenziali poco per volta si possa arrivare a figurazioni dense e ricche, pur con tratti che nulla disperdono al di fuori della propria identità formale e rappresentativa. La natura morta nel paesaggio (anni ’40) mostra certe cupole che rinviano, almeno per la nostra modesta competenza, ad alcuni spunti di Scipione, ma qui l’elemento pittorico si condensa su un punto focale investendo tutta la superficie del quadro.

Certi schizzi poi (matita litografica) mostrano un’avanzata concezione del disegno come struttura originaria che già in sé non necessita di eventuali sviluppi. Lasciamo però agli esperti definire lo stile di opere che recano un congruo apporto al complesso mondo dell’arte figurativa. Infine le sforbiciature precisano sotto il profilo storico e critico la figura di Arnoldo Ciarrocchi (1916-2004) e ci danno la misura di una personalità artistica di prim’ordine.

Recensione
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