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Narrativa. Portata in un’area più intimistica la raccolta definibile come sketch-book ci presenta una quantità di annotazioni ove non manca l’ironia (o la nostalgia) come in Cinema... “che passione”, e per questo tramite si arriva all’abitudine/rituale (Il cappuccino) trasferibile nel Falso piacere. Se l’apparenza è quindi diaristica, al contrario si percepisce una organicità che riunisce i diversi brani con un’invenzione vigile e, ancor più, sostanziale: “Il Paradiso – ho sempre pensato – è annusare una gardenia ascoltando un canto gregoriano” (Malapasqua) con evidente rapporto olfattivo-auditivo.

Che poi ciascuno pensi ai propri mali e li ‘universalizzi’ (Come stai?) è comprensibile, anzi, lo si capisce col passar degli anni, in particolare se la funzionalità s’incrina (Finezze). Pare quasi che ognuno, pur temendola, sia geloso della propria solitudine (Equivoco). Gustosi e significativi i raccontini, quarta parte del volume: notevole la longevità (diciotto anni) del pesce rosso Tigre, complice appunto la solitudine. Si ritrova in questo libro una capacità descrittiva ed evocativa che avvolge, specialmente nei Fioretti di maggio.

Recensione
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