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Poesia. La breve vita di Heym (Hirschberg 1887 - Berlino 1912) fa da parallelo per i suoi ventiquattro anni a quella – in altro campo – di G. Lekeu. Eppure, in così breve lasso di tempo, sussiste già una potenza espressiva, anzi, espressionista, che, mutuando in parte dai simbolisti, ne indirizza l’immaginazione più sul versante ‘descrittivo’ che strettamente figurale. Non di rado c’è un’opacità, un senso di ‘oscuro’, talora perforato da soluzioni più luminose (Ma a un tratto una gran morte viene). Quelle tonalità, ora livide ora segrete – e sarebbe interessante conoscere i primi versi ‘incolori e monocordi’ – costituiscono un fascino sotterraneo: lo spirito si imbeve del movimento interno che la ‘narrazione’ assume. Discesa in anfratti senza luce, quasi intagli che ricordano il Nolde delle incisioni in bianco e nero. Una premonizione (cfr. p. 6) ci dice che il destino di ogni individuo sembra già essere scritto.

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