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Conversando con se stesso

Intervista. Nasce la convinzione che l’auto-intervista non lasci spazio alle apparenze. L’impressione è di trovarsi di fronte a uno scrittore che unisce alla ‘aristocrazia’ del pensiero quel filo d’ironia (e per sua ammissione) che non guasta. Perché, se l’opera di un autore ci dà un’immagine pensata, quando egli parla in diretta ne vien fuori un’altra, tanto più se vi sono, come in questo libro, delle foto. Sulla critica le sue posizioni appaiono condivisibili, ma ogni critica se vuol mostrarsi ‘oggettiva’ (in quanto critica forse non è più tale) deve pur valutare in qualche modo stile e forme proposte. Che l’uomo-scrivente sia altra cosa da ciò che scrive? Ci viene il dubbio. Cultore raffinato il Ghirardi, le cui cognizioni non prevalgono sulla scrittura, riuscendo per esempio a conciliare le quartine con rime interne e di gusto metastasiano della canzonetta K152 (che risulta di Myslivecek) con certi ‘quarti d’ora’ wagneriani: ciò significa apertura mentale. Da questo conversando esce un ritratto, anzi un autoritratto, che integra l’opera, emanazione del soggetto, il cui intimo quid può essere intraducibile ma non incomprensibile.

Recensione
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