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Diario di chi?

Narrativa. Colpisce subito il singolare titolo, poiché in genere i diari sono personali, ma qui chi è il personaggio? Lo scopriremo, insieme alla deuteragonista. Le epigrafi o le citazioni che un autore riporta in apertura sono indicative di scelte anche ideologiche. E sebbene l’impianto del romanzo sia fantascientifico, il dato religioso appare in piena evidenza. Anzi, stimola considerazioni, per esempio allorché viene espresso il concetto che tutto avviene per volontà di Dio, il tal caso gli esseri umani sarebbero destituiti di ogni responsabilità.

Cosa che, in fondo, potrebbe darsi, se pensiamo a quanto scrive Marc’Aurelio, ossia che di ogni elemento occorre chiedersi qual è la sua natura. Come si vede, nel mondo delle idee esiste una corrispondenza anche nei casi di divergenza. Ma veniamo al protagonista, classe 2095, il quale scrive quando quasi nessuno lo fa: un contrasto evidente con il presente, poiché sembra che tutti scrivano e praticamente nessuno legge. Volendo parafrasare un noto pittore: che tutti dipingano è un bene, che tutti espongano è una tragedia (lo si traduca in letteratura). Scrivere per sé non è poi male, infatti i pochi scrittori di successo scrivono per gli altri, su ordinazione.

L’ambientazione a Ferrara è suggestiva, essendo una città ricca di arte e di storia, e ugualmente dicasi della provincia. L’altra figura fondamentale del romanzo è Odette: dall’amore dei due nasce un figlio. Si snoda così una vicenda che nella sostanza ci riguarda da vicino: a quanto pare i sentimenti non si modificano nel tempo. Ora, per scrivere un romanzo come questo, di circa trecento pagine, occorre non solo una capacità creativa, ma anche costruttiva, in modo da fornire una linea conseguente ed essere credibile qualora i fatti fossero di pura invenzione: la serie di interrogativi interessa ciascuno di noi, ma non è facile dare le risposte.

Recensione
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