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Narrativa. Questo terzo romanzo dell’autrice di origini romagnole (abita a Bologna da diversi anni) mostra solidità di impianto, una prosa tersa (cfr. p. 27) coerente con la vicenda, credibile e quindi vicina alla realtà di luoghi e personaggi: le parti descrittive non pregiudicano mai lo svolgersi della trama, ma si accentuano opportunamente, per es. nell’ultimo capitolo (XIX). La protagonista (Matilde) è delineata in modo approfondito, un’analisi (p. 40) che s’intreccia agli eventi, vedi l’episodio a p. 134, e altri spunti che la quotidianità offre, resi più attraenti perché all’interno di una storia imprevedibile; ma il significato è spesso istruttivo, come l’incontro col figlio (cap. X), o la capacità di sfuggire ai ricordi ‘vecchi fantasmi’ (p. 62). Una presenza simpatica e discreta: Micio.

Recensione
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