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Dioniso e Apollo. Emozione e ragione nell’arte del Novecento

Saggistica. Un libro stimolante, per la quantità delle ‘proposte’, che contiene una prospettiva tra arte – in senso lato – classica o antica e arte novecentesca. Un punto o trait d’union esiste, anche per eventuali ritorni, e non esclusivamente del novecento. Avendo come referenza Nietzsche, si può leggere il decorso storico in più modi, ossia la interpretazione, non di rado diversa per via dei dati peculiari di ciascun periodo.

Si veda quel carattere oggettuale (p. 9) attribuito a Giotto, o la relazione che si viene a creare quando il ‘pubblico’ (coro?) risulta ‘introiettato’ nell’azione rappresentativa (p. 19). Il significato dell’arte, che si origina da una probabile ritualità tradotta poi in proiezione simbolica (p. 27), oggi sembra aver perduto il centro, sia esso di derivazione ‘divina’ o, più contingente, umanistica — quest’ultimo aggettivo a volte ingenera equivoci. Ne consegue la disaffezione verso le forme artistiche nella percezione di un malinteso individualismo. Ma le due polarità – apollineo e dionisiaco – si ritrovano comunque, potendo in determinati casi interagire con varie ‘sfumature’. L’arte come ordine è un tentativo: tornando al principio – consci che non vi è evoluzione ma differenziazione (tecnica a parte) – se è utopia o no solo il tempo potrà dircelo.

Recensione
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