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Disforia del nome

 

Poesia. Ci sono opere fondamentali che segnano la produzione di un poeta, per la maturità concettuale o per il significato che assumono dentro la storia personale che concepisce poesia uguale a verità: qui ne abbiamo conferma. Ma poesia è anche (s)velare, intendere e fissare — la parola coincide solo nel pensiero con l’aspetto. Dire della qualità dei testi a proposito dell’autrice ci pare superfluo. Piuttosto interpretiamo: “Infelice infanzia | di solitudine assoluta” (Taciti assensi); si origina una identità, quell’io che apprende la propria coscienza. Se il tempo tradisce le sofferenze, ricupera però le ombre, disegna le ipotesi di ciò che era e ciò che è. Poi un virtuosismo linguistico giunto al punto sostanziale: una ‘pirotecnica’ verbale con dolci asperità e limpide acutezze, che si perpetua attratta dal suono, dalla sua bellezza ‘soprasegmentale’ e si concretizza nel segno (p. 17). L’io perciò si auto-costruisce per analisi e fantasia, facendo emergere quell’intensità semantica che è un dono più che personale (Mutazioni). Si cerca allora di capire: alla fine la memoria (non labile come scrittura, ma diversa), quasi un “insondabile abisso” (p. 36), vibra nel presente sempre più vicina allo spirito anziché alla lettera.

Recensione
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