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Dunque, l’Arte che vuole?

 

Poesia. Nell’affrontare una raccolta poetica vi sono diversi modi: uno riguarda gli argomenti, seguendone il percorso e la rilevanza stilistica. Già il titolo pone una domanda, che sembra preludere a un dubbio di fondo, sapendo come l’Arte in ogni sua manifestazione sia alla fin fine ‘imperfetta’. Ma la poesia va oltre, poiché ‘rigenera’ le immagini, le trasferisce su un piano pensato. Perciò la natura è rilevata quasi scientificamente, ma con amore, nei suoi elementi (pp. 47 o 96 per esempio). Da una realtà ‘botanica’ si arriva al senso conclusivo, ciò che si è perduto (l’infanzia perenne, p. 47), ricollegando il presente a una biblica profondità. Se è vero che l’autore non vuol fare filosofia (p. 23), è altrettanto vero che la stessa realtà diviene letteratura, con gli evidenti riporti di una cultura che non sia referente a sé stessa, ma per ‘comprendere’ il mondo e il suo divenire, suscitando altre figure implicite: “Acqua, aria, altissima luce, cristallo” (p. 16), “altissima luce” che risuona da una lauda medievale.

Recensione
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