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Poesia. Una poetica filosofica? Certo con intreccio nella natura, che ha un valore simbolico e rappresentativo. La brevità arriva all’aforisma, al distico, e le rime, probabilmente nate per correlazione, inducono a linee ritmiche. Ma il contesto generale tende a rifuggire da aspetti materiali, prediligendo l’indefinito: “L’uomo che sembrava | un disegno nella nebbia” (p. 9); perciò la natura, o i suoi elementi, si adegua: “Il più grande dei fantasmi | è il vento” (p. 12). Di qui vocaboli ricorrenti: ombra, fantasma, memoria...

L’autore lo considera: “l’evanescenza è la mia felicità” (p. 31). Di qui lo sdoppiamento dell’io e del suo vissuto. Un rapporto dialettico con la realtà, che tra l’altro necessita di una definizione univoca. Quando si pone una scelta essa è tra condizioni consimili o quasi: “L’alternativa al sognare | è ricordare | quel che non c’è stato” (p. 96), un pensiero che sarebbe piaciuto a Cechov. La trasparenza linguistica e concettuale permette di accedere ai luoghi dell’immaginario intesi nella loro purezza creativa.

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