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Fatica di vedere

Poesia. Solo tre composizioni. Una pubblicazione di un tipo che oggidì nella editoria non si vede di frequente. In questo caso allora il discorso critico diviene anche analitico. I tre testi sono contrassegnati da numeri romani e indicano in pratica una specie di piccolo poemetto la cui articolazione mostra ricorrenze di tipo sia linguistico che di contenuto.

Pare che il messaggio sia rivolto all’uomo, come coscienza collettiva dell’umanità riassunta in un solo simbolo. Di conseguenza i vari momenti in cui una lirica si dispone qualsiasi pur minimo elemento assume una sua importanza. Si veda nel primo testo un climax visivo per cui il Vento (e la maiuscola prefigura una personificazione) si proietta in una fuga che scendendo verso il basso è definibile come anticlimax, creando così una significativa contraddizione in termini.

Invece nel testo III emerge quel retroterra mitologico che è ancora nella società odierna dotato di un suo affascinante potere: perciò la poesia stessa diviene mito o lo ricrea, qui realizzando una splendida sintesi nella strofa conclusiva. In alternativa si pone allora l’acquaforte di Maiolino: un gioco essenziale di simmetrie che trovano o non trovano sovrapposizione, esempio di come l’arte possieda una forza propulsiva persino in ciò che semplice è solo in apparenza.

Recensione
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