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Fine del primo tempo

Narrativa. Nel romanzo, oltre al rapporto padre-figlio, si assiste a uno spaccato ormai storico, gli anni sessanta del secolo scorso: il Diario veneziano inizia nel novembre 1968.

Un rapporto che potrebbe indurre anche a conflitti di competizione, poiché la figura del padre spesso si dispone come dato di raffronto e, nel giovane, di superamento, ma nel caso specifico si stabilisce una relazione che implica la fiducia, con i dovuti limiti: “lui non può ignorare le mie aspirazioni”. La storia dunque attinge da un’esperienza, da un vincolo che non viene mai realmente disatteso, in quanto lo sfondo storicamente ricreato concorre a mettere a nudo qualsiasi parte incerta, qual è per esempio il tema sociale, molto sentito, che spesso diviene ideologico e non senza contraddizioni. Ma le ideologie, prima o poi, tendono a sfaldarsi ancorché portatrici di elementi significativi.

Ciò che conta, e ci pare il messaggio centrale di quest’opera, è non divenire ingranaggi dentro un sistema inarrestabile che tutto vorrebbe omologare, mentre le identità sono infinitamente diverse: nella continuità tra due generazioni risiede il senso di un divenire in cui, sotto forme modificate ma in effetti correlate, prima o poi emergono i valori autentici.

Recensione
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