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Fuggitivo per scelta

Narrativa. Scrittore, critico e poeta, Dell’Apa propone ora un nuovo romanzo (aveva esordito nel 1996 con Una lunga strada) che potrebbe servire anche da modello. Se come storia qualche affinità si rinviene con Il giovane Holden di Salinger (S. Caronia), Dall’Apa segue una via che è una ‘scelta’ per il suo personaggio (Michele), con la convinzione di una libertà, oggettivamente illusoria, che confina invece con la incomunicabilità (p. 34), poiché la libertà è condizione dello spirito, più che di tempo o luogo. Il percorso porterà a contatto con la parte peggiore dell’umanità, che non sono certo i clochard, ma i violenti, per i quale sembra non esistere riscatto. In tale contesto l’amore è effimero e ingannevole (Valeria), com’è del resto la memoria, che gradualmente si cancella perfino nella coscienza. Il periodo in cui Michele soggiorna presso i frati benedettini (cap. 16 e ss.) è un altro risvolto, quasi opposto. Ecco il dilemma: chi non accetta certi limiti imposti dalle convenzioni rischia di finire tragicamente. Un romanzo la cui scrittura esemplare trascina il lettore in una vicenda che a ogni pagina sente sempre più sua.

Recensione
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