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Geografia di un lutto

 

Poesia. Un lungo stacco (dieci anni) dall’ultima raccolta. E scarne note biografiche. Madre di tre figli, autrice già di tre raccolte poetiche: ora questa. Nel titolo contiene la sua motivazione: in ricordo di Mario. Ma ciò che serve è già nella scrittura. Quasi disincantata e disincarnata. Un progresso anche tecnico. L’inizio è (p. 11) proprio con la “morte adamantina”. Or dunque la poesia deve rivelarsi, in ogni caso: amore e morte non sono più simboli, o lo diventano: “Nel tuo sudario di compiuto amore” (p. 13), “nel sudario di nebbia” (p. 38). L’attacco ungarettiano di p. 16 “Si sta come d’autunno” non è necessariamente una discendenza. Infatti la fantasia procede nei suoi intimi, irrivelati territori: “Il sole c’intrattiene | con pallide conchiglie e cornucopie | vaghe di barbagli” (p. 33). Il che significa che la natura, almeno in parte, è consolatrice. Poi, a rari tratti, le rime. Un percorso davvero interessante quello della poetessa in grado di realizzare nuovi spazi creativi.

Recensione
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