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Narrativa. La scrittrice ha saputo calarsi nella psicologia del protagonista in un romanzo o racconto diviso in cinquantaquattro (in lettere) capitoli con uno stile rapido, a volte di una sensibilità simbolica e linguistica: ‘La città si fonde con gli individui, creando nuova scenografia viaggiante’ (cap. 46). La droga: per sfidare la vita? (cap. 34). È questo il punto: il rapporto tra l’io e l’esistenza come un unicum non ripetibile, la droga con significato di apparente libertà, ma invece luogo illusorio. Ne consegue la perdita di identità, quasi fosse una morte (cap. 51). Si pensa di dominare e si è dominati (cap. 43), e tuttavia nella droga si rivela il senso di una rivolta che finisce nel non-senso, poiché si estingue prima o poi l’impressione di onnipotenza: ‘sei un dio’ (cap. 37). Poi c’è il mondo, cui comunque si appartiene, e la precarietà del tempo. Poi gli affetti familiari e gli amici: si può uscire dal tunnel.

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