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Il burattinaio

Narrativa. I quattordici racconti mostrano una notevole varietà di soluzioni anche formali: il primo infatti si articola in nove parti prefigurandosi come un romanzo breve. I dialoghi in dialetto, oltre che caratterizzarlo, sembrano indicarci una quotidianità che poi si sposta su altre dimensioni.

Questi cari fantasmi invece evidenzia il lato poetico, pur in un evento effettivamente drammatico. Emerge gradualmente il non detto, che, a ben guardare, è importante ai fini di suggerire anziché descrivere: sussiste un’assenza – trovando referenza oltre l’aspetto linguistico – che prelude a una più radicata coscienza nei confronti della scrittura, prospettiva che scaturita dalla realtà la modifica secondo l’intuito e la memoria. A volte si avverte che talune domande che esigono una risposta potrebbero averla, come nel breve racconto Il concerto: abbiamo tentato di individuare quale sia l’Arabesque op 5 di Debussy affidandoci al testo analitico di E. Robert Schmitz.

Con maggior risalto ne Gli angeli si comprende come certi aspetti reali riescano a venir disattesi: qui l’autrice afferma esserci “domande che non hanno risposta”, asserzione che appare tra i momenti fra i più affascinanti di queste storie: nessun testo è talmente ampio da non potersi espandere. Vanno inoltre sottolineati taluni elementi ‘fiabeschi’ tanto da far parlare un oggetto: in sostanza, nel multiforme e pur unitario linguaggio adottato, risalta sempre lo stile che lo sorregge.

Recensione
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