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Il calciatore è un fingitore

Poesia. Un fingitore, parola non proprio comune che può indicare chi finge, ma anche chi rappresenta con la fantasia e con l’immaginazione. E il calcio secondo l’ottica di una disciplina ‘artistica’ farebbe propendere per la seconda accezione.

Sul calcio troppe sono le opinioni per poterle riferire in questa sede, tuttavia l’idea è di una purezza del gioco non tanto come questione economica ma come sport che dovrebbe temprare il carattere in modo da affrontare serenamente vittorie e sconfitte: purtroppo certi episodi sembrano procedere in altra direzione, vale a dire la vittoria a ogni costo. Ma un’idea platonica fortunatamente si riflette con tutta la sua potenzialità nelle poesie, capaci di rievocare emozioni che il tempo aveva saltuariamente offuscato, e a dirci che la poesia sa penetrare non solo negli astratti campi della inventio quale unico fine, ma riproporre situazioni in cui la memoria fa emergere dati accessibili a un’ampia gamma di lettori.

Spesso i testi appaiono ‘organizzati’ per quartine ad esprimere l’equilibrio che è proprio del verso classico, adeguatamente connesso ai temi che di volta in volta il poeta propone, in particolare per chi, non più giovane d’anni, ha assistito in prima persona a quegli eventi calcistici. Talora il tema riesce a trasfigurare la parola strettamente sportiva, per creare inedite dimensioni della scrittura, per esempio nelle due quartine di Ponte Milvio, con la sua eleganza quasi ‘geometrica’ e per la capacità di traslare sul piano simbolico i ricordi: questa forza deriva dall’indole dell’autore, il quale ha già alle spalle – circa venti anni – un curriculum di tutto rispetto, perciò la presente raccolta viene a inserirsi in un percorso certamente coerente ma non alieno da sorprese.

Recensione
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