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Il dopo Estoril

 

Poesia. C’è un passo della raccolta che sintetizza le possibilità della poesia, dal particolare all’universale: “Il ronzio di un’ape si dilata | nello spazio estremo” (Morgantina). Nasce così l’infinità del fare poesia, come se ogni cognizione del linguaggio venisse messa a frutto per cogliere l’ineffabile attraverso la percezione tra segno e simbolo: “stregata dai colori: oro, tenebra, | imprevedibili azzurri” (Costanza). Un quid che è nella natura e l’immaginazione suscita con la parola: “Lontano, mobili volute | di acque magate” (Guincho). La poetessa sa delineare e unire elementi in apparenza dissimili o contrastanti: “Tutto è azzurro, doloroso, perfetto” (La porta di Allah). Ma nella realtà si deve percepire l’effimero, e la ‘divina indifferenza’ (Alfeo). Nelle liriche per Alma (ultima parte del libro) vi è la purezza del sentimento prima ancora dell’immagine, dove l’idea ‘figurata’ lascia uno spiraglio di speranza, come nella breve eppur pregnante poesia di p. 97.

Recensione
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