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Prosa. Da qualche tempo, ma sarà un’impressione, escono con più frequenza raccolte di aforismi e pensieri che permettono di comprendere le idee di chi li raccoglie in una specie di scelta che assume quindi un valore significativo. Numerosi qui i ‘passi’ dello stesso autore, intercalati a quelli di altri personaggi, e come in certi proverbi si notano differenze senza costituire realmente dei paradossi. Si apprende che Cecconi non ama Montale, e pur ne riporta alcune frasi: un’obbiettività che gli fa onore. Impossibile ‘recensire’ in breve una materia così variegata e complessa che suscita a ogni ‘pezzo’ ulteriori osservazioni. Come a p. 54, in cui si cita Dallapiccola (che descriveva il melodramma ottocentesco con figure geometriche) il quale riferendosi a Busoni e quest’ultimo al poeta Somma (non sommo) a proposito del verso ‘Odo l’orma dei passi spietati’ [Sento l’orme] da Il ballo in maschera ne rileva l’assurdità; peraltro il verso è presente nello Zingarelli quale esempio di sciatteria, ma nelle prime edizioni lo attribuisce erroneamente al Rigoletto; però, con un po’ di indulgenza, non potrebbe trattarsi di sinestesia? Che scrivere è anche vivere lo suggerisce l’autore (p. 75). Aforismi e massime presentano a volte un punto debole se credono di contenere la verità. Un libro dunque di contrasti che delinea perfettamente l’infinita varietà degli esseri umani e delle loro opinioni o filosofie.

Recensione
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