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Il mio diario di guerra

Saggistica. Oltre che un interesse storico il diario di colui che diventerà il duce riveste un interesse psicologico. E linguistico: il diario (1915-1917) è infatti scritto in uno stile giornalistico (e Mussolini era giornalista) ma non privo di annotazioni descrittive, per non dire poetiche: “Prima pioggia autunnale. Sottile, silenziosa, insistente” (9-IX-1915); “I boschi offrono all’occhio tutte le più delicate sfumature del verde primaverile” (19-IV-1916). Forse il disgusto per la guerra: “Poveri morti, sepolti in queste impervie e solitarie giogaie! Io porto nel cuore la vostra memoria” (16-IX-1915).

Cesare Battisti gli disse: “Tu, Benito, sei destinato a un luminoso avvenire, sei buono, generoso, ma hai un difetto: sei troppo ambizioso. La tua ambizione ti perderà” (nota 9 p. 181). Come mai allora finì per venir lodato dai suoi seguaci sino al ridicolo? per aderire alle leggi razziali e alla guerra, incontrando poi un’ingloriosa fine? Misteri della psiche umana, ma soprattutto mancanza di autocritica, che fa prevalere l’io sulla ragione. In tal modo (per dirla con Poe) ciò che poteva essere un bene si ribalta nel male.

Recensione
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