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Il pensiero verticale

Narrativa. Nella generale ‘omologazione’ di scrittura che contraddistingue l’epoca presente, per diversi motivi non ultimo quello economico, il romanzo di Fassina se ne distacca per l’impegno e la cura di un linguaggio che copre più registri: specialistico o dialogico. È quest’opera seconda di narrativa a confermare una qualità non corriva.

La struttura del testo peraltro è complessa ma supportata da una logica che incanala la storia (le storie) in precisi binari, lasciando tuttavia libertà di interpretazione, specialmente per ciò che riguarda la parte ‘filosofica’. Infatti il pensiero del titolo appartiene a una triade riferendosi al modo di pensare ascendente, a fronte della piattezza del pensiero orizzontale o alla prospettiva di quello obliquo o tecnologico.

Il tre poi lo si incontra anche nel rapporto fra Massimo e due donne. L’eros allora gioca un ruolo importante: è la spinta vitale che permette al protagonista di uscire dal coma e al feto di vedere la luce. Una simile intenzionalità e le relative procedure farebbero uscire commenti moralistici a non finire, ma la funzione di un libro, almeno di questo libro, è proprio stimolare curiosità e domande per la sua ricchezza di sfumature attenta ai valori stilistici ed espressivi.

Recensione
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