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Il simbolo

Narrativa. Già definito in copertina romanzo storico, quest’opera si colloca nel solco di un’antica tradizione, quando non esistendo certi tipi di spettacolo il libro sostituiva una rappresentazione che attraverso le parole ricreava ambienti e personaggi. Ben si attaglia il termine affresco a Il simbolo, in quanto solo chi è veramente esperto nell’arte della scrittura riesce a sostenere per circa seicento pagine una vicenda il cui fondo storico viene sempre mantenuto e addirittura caratterizzato.

Siamo nel periodo in cui Tiberio regge l’impero romano, e allora come ora gli intrallazzi e la sete di potere sono all’ordine del giorno. In realtà l’imperatore inizia con alto senso di giustizia, per poi gradualmente adombrarsi, finendo per disperdere quel patrimonio di equità che lo aveva contraddistinto: un percorso simile a quello di Nerone. L’eros che fa notare in diversi casi la sua presenza è una forza straordinaria che a volte sembra prevalere sulla brama di comando. L’eroe del romanzo avrà una vita avventurosa, talora confondendo eros con amore, e solo alla fine, dopo un’esperienza traumatica – Tre croci sul Gulgolet è un capitolo chiave – comprenderà la vanità delle cose ormai “futili e lontane”. Altre figure di spicco e concretizzate a tutto tondo quelle di Seiano e Ponzio Pilato, e tra gli episodi da segnalare, a p. 357, un racconto che rievoca in qualche modo il caso Rampi di tanti anni fa.

La competenza sul periodo trattato è notevole, ne risulta uno stile conseguente, con note per vocaboli specifici, e avvicinandosi alla conclusione la narrazione diviene incalzante: il lettore, malgrado i circa duemila anni trascorsi da quando è collocata la vicenda, ne viene coinvolto, poiché certi sentimenti sono praticamente uguali in qualsiasi epoca o latitudine, e il pregio forse maggiore dello scrittore è proprio di aver dato vita a una storia storica, dove l’invenzione sembra essere quella parte di storia possibile ma non certa, e tuttavia affascinante in virtù della scrittura creativa: il vero dunque è ciò che si pensa sia. A dimostrazione di come le descrizioni ambientali e di costume siano credibili c’è una bibliografia aggiornata sui vari aspetti, assai posteriore quindi al saggio di Palazzi e Untersteiner.

Recensione
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