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Il sogno di Parsifal

 

Poesia. Scrive M. Kufferath nel suo saggio sul Parsifal (Bruxelles-Paris, 1926): “C’est cette grandeur et cette profondeur qui on attiré Wagner”.
Una ‘rivisitazione’ che Gentile conduce con una quantità di figure espressive che puntano alla trascendenza: estatico abbandono (p. 20) musica sublime (p. 24) sublimi altezze (p. 25) apice sublime (p. 29) estasi divina (ib.) sublime accadimento (p. 36) grazia impareggiabile e sublime (p. 44) amplesso estatico e sublime (p. 51) dimensione estatica (p. 53) — alcuni esempi per indicare la prospettiva in cui il ‘sogno’ dell’autore si pone.
Ma, vorrei aggiungere, la purezza della scrittura, che ripropone in modo trasfigurato la ‘vicenda’ del Graal (D. Brown nel suo Codice da Vinci ne deduce una diversa origine). La bellezza è ingannevole? Nella leggenda può darsi, ma qui si dispiega in tutto il suo splendore: “Fu simile ad un fiore, un asfodelo, | ch’io vidi schiudersi al pallore della luna”.

Recensione
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