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In margine all’enigma della poesia

Saggistica. Dalla lettera a Viviani già emergono due punti di estremo interesse per una analisi di ciò che la poesia rappresenta e dei suoi rapporti con la critica. Qualcuno ha affermato che la critica segue vie diverse e sta a sé, ma potrebbe esistere una critica della poesia senza la poesia? e la critica serve, o non è che opinione fra le tante di cui la poesia potrebbe fare a meno? Si intende che l’esegesi storico linguistica possiede una funzione diversa dalla critica. Altro punto: il critico deve essere anche poeta.

Ciò rischia di portare la critica sul piano del gusto, salvo che vi sia un poeta talmente oggettivo da spogliarsi della propria identità poetica per assumere quella del critico: ovviamente ci sono limiti nella qualità strettamente linguistica di un testo che non possono venire ignorati. Pieno invece l’accordo sulle suggestioni sinestetiche che affiorano anche nel lessico comune, poiché quasi istintiva è la ripetizione o un richiamo fonico che agisce sull’inconscio di una scrittura libera da particolari forme mentali. E ancora: l’eccessiva attenzione al “fatto formale” allontana quella al significato, pure qui coi dovuti distinguo in quanto il contenuto interagisce sulla struttura del testo in misura non sempre definibile.

Il saggio sul nuovo realismo (new realism) ci avverte di alcuni pericoli: non si dovrebbe ridurre la poesia a puro fatto reale, ma percepirne le risonanze che nessuna indagine è in grado di comprendere sino in fondo. Di grande rilievo anche le pagine riferite all’opera aperta: può essere che una certa apertura sia reperibile nei testi creduti chiusi, e per forma e per soggetto, dove però l’ipertesto continua nella sua ricerca (e dunque si collega in qualche modo alla critica). Se la parola diviene biologica, nel senso che non è necessario fornire un significato, si arriva a ciò che i cultori della forma classica vorrebbero, ossia l’ispirazione non vincolata a norme, ma consapevole di quei portati che intendono dare ordine alle cose non solo letterarie.

Accettiamo il civile appello di non azzoppare i versi: ipermetria o ignoranza del suono e del ritmo? Questo è uno dei tanti misteri che la poesia ci riserva.

Recensione
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