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Inchiostri digitali | contemporaneità

Antologia. L’editore ci avvisa di non aver perso il vizio di pubblicare antologie, e in effetti questo tipo di pubblicazione è oggi assai meno praticato poiché gli autori in genere preferiscono libri individuali, ma ci pare che la funzione di un florilegio sia ancora valida, permettendo di porre a raffronto diversi soggetti.

In questo caso poi i cinque autori sono già noti per avere al loro attivo varie opere edite, grazie anche alla qualità testuale. In Angelo Andreotti, per esempio, la natura si affida a una scrittura raffinata in virtù di immagini e di un lessico personale, compreso l’aspetto grafico. Per Sandro Angelucci si potrebbe parlare di una autoanalisi che diviene più scabra ed essenziale, inclusa la formulazione dei temi in cui si infiltra un senso etico.

La Sheiba Cantarano appare piuttosto tesa a una certa fluidità della versificazione, arrivando a forme sintetiche, come in Acquarello, tre versi perfetti nel loro equilibrio, o con lo splendido finale de L’angelo guardiano (raccolta eponima).

Di Umberto Vicaretti va segnalato l’andamento ‘classico’ dei versi, in particolare endecasillabi, sorretti da una coscienza che scrive e descrive secondo contenuti di elevato spessore.

Chiude degnamente l’antologia Anna Vincitorio su una linea formalmente avanzata che ‘visualizza’ il ritmo e apre nuove prospettive di traslati sempre originali (incipit di Ulivi). Ben vengano quindi antologie fior da fiore come questa.

Recensione
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