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Italo Svevo. Il superuomo dissimulato

Saggistica. Si tratta di una nuova edizione. Un saggio fondamentale per comprendere lo scrittore triestino nei suoi portati culturali e psicologici. In effetti, a nostro parere, Svevo è più scrittore che narratore, quindi a un livello diverso, poiché nello scrittore acquistano maggior valore lo stile e l’approfondimento caratteriale dei personaggi – ma, a questo punto, dovremmo dire del personaggio – con un certo difalco nella vicenda narrata che da questi sembra discendere. Sarebbe, per esempio, interessante vedere quale musica sia adatta a Svevo, visto che può sopportare ma non amare la musica di Debussy.

La dissonanza dunque potrebbe trascinarlo in territori (la seconda scuola viennese) che non intende accogliere. Più che giusta quindi l’osservazione che in Svevo, come peraltro in molti scrittori, sussista l’ossimoro, ossia il contraddire sé stessi attraverso la finzione o, come riporta il titolo, la dissimulazione. C’è, tra l’altro, la questione di una lingua connessa allo stile e a taluni costrutti che appaiono quasi dettati da un intento “scolastico” e non pienamente assimilati. Ma qui sta il fascino dello scrittore: che dica la verità o la menzogna, alla fine conta il risultato estetico, cioè la letteratura nei suoi risvolti più significativi.

Basterà citate un racconto quale Vino generoso per accorgersi che alla fin fine riguarda ciascun lettore, o almeno quei lettori che sentono dentro di sé la differenza tra l’essere e l’apparire. Naturalmente non manca chi scrive per una ricerca di verità, e tuttavia con le diverse tipologie di scrittura si arriva sempre a definire il punto focale che le origina. Diviso in nove capitoli, il saggio ci parla di un amore che sorregge e amplia la completa conoscenza della materia esaminata: alcuni aspetti vengono davvero analizzati attraverso un’indagine che non lascia margini al caso.

Recensione
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