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La bellezza della Fede. Arte cristiana ieri e oggi

Saggistica. Scrive F. Abbiati a proposito del Palestrina che “la sua musica è ben degna di risuonare, celestiale e maestosa, sotto la cupola possente di Michelangelo”. Se a ciò si uniscono i testi sacri, avremo il culmine dell’espressione umana in ogni campo artistico.

Questo non perché lo splendore e la ricchezza di un luogo di culto siano rivolti all’uomo, ma per un degno omaggio alla divinità: e quale soggetto più alto per opere ispirate? L’architettura e la pittura quindi rappresentano, per così dire, la parte concreta dell’arte cristiana, ma essa si evolve proprio a contatto con la società, segue determinate ‘mode’ senza perdere il suo significato sacro, a dimostrazione che conta più lo spirito che la lettera.

Il documentato volume parte dalle catacombe, spazio in pratica obbligato per le condizioni storiche, ma una volta alla luce l’arte cristiana assume altre forme, anche con il trapasso di certi simboli, perciò il periodo bizantino, quello medioevale, il Rinascimento, in cui sembra che l’umano entri nel divino, e non viceversa. Cambiamenti che proseguono con la Riforma e la Controriforma, per arrivare al barocco e al neoclassicismo.

Nel Novecento si torna in certo qual modo alle origini. Ma al di là delle singole credenze – tanto per fare un esempio, l’arte di talune religioni come l’islamismo appare più statica – l’arte cristiana ha donato all’umanità incalcolabili tesori di bellezza. Se la Chiesa spirituale nasce da un oggetto materiale – la pietra – l’eventuale chiesa come punto d’incontro appare quasi il contrario, poiché “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo18:20).

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