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La Casa del Gelsomino

Narrativa. La cronologia e la spesso oggettiva resa della narrazione segue una linea costante e quindi rapportabile a testimonianze che restano nel tempo, quella “epopea familiare di ampio respiro” già notata dal prefatore.

Peraltro la vicenda si apre in modo tragico, segno tangibile dell’ineluttabilità dei destini umani, che solo nelle relazioni personali, nei sentimenti e nella memoria riescono a costruire una specie di eternità che risiede sia nell’attimo che nella parola. I personaggi, delineati anche psicologicamente, non sfuggono a questa regola, per esempio con una struggente storia d’amore, ciò che poteva essere e invece non è stato.

Ma si dovrebbe approfondire il discorso e cogliere nel labirinto della scrittura momenti particolari, per esempio quel senso di mistero che a volte vi aleggia, come i “fatti attribuibili alla sfera del paranormale” per cui la casa può divenire addirittura un luogo deputato, o “un tale che esercitava il mestiere di indovino” — elementi questi che rendono più interessante la lettura e rappresentano un sostrato interiore e perciò meno visibile, ma vicino a quell’imperscrutabile disegno del fato di cui si diceva.

Recensione
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