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La Diplomazia della Repubblica

Saggistica. Poiché la Serenissima teneva rapporti, si può dire, con mezzo mondo, la diplomazia rivestiva un’importanza fondamentale e doveva quindi rispondere a caratteri di tolleranza: una diplomazia che in ogni caso non doveva mai ledere i suoi interessi. Gli ambasciatori quindi venivano scelti tra una categoria di persone debitamente preparate.

Facciamo un confronto con l’oggi: all’epoca i diplomatici veneziani non godevano “affatto di emolumenti di un certo rilievo”: che differenza dalla classe politica odierna. E per dire come Venezia avesse esteso i suoi commerci, nel 1585 esisteva addirittura una “ambasciata” giapponese. Nelle relazioni in genere la lingua utilizzata era il veneziano, ma dovendo stilare trattati internazionali veniva usato il latino. Tuttavia non con tutti gli stati i rapporti erano buoni, per esempio con i potentati arabi, benché non poche parole arabe come cifra o zero siano poi entrate nella nostra lingua (per curiosità si veda il cifrario segreto a forma circolare di p. 75).

Un avversario ostico fu invece l’Impero Ottomano, con il quale lo scontro fu diretto e spesso di estrema crudeltà: la barbara fine di Antonio Bragadin. Eppure, malgrado tutto questo, anche con li turchi ci furono rapporti di altra specie che non fosse la guerra. Assai più complesso il lavoro diplomatico con altri stati quali la Francia e la Spagna, e in particolare con Roma. Da questo libro, riccamente illustrato, emerge chiaro il ruolo che gli ambasciatori veneziani svolsero in varie occasioni, dimostrando abilità e discrezione, unitamente a un senso di equilibrio non tanto comune in quei tempi. La diplomazia è quindi un aspetto della storica Repubblica che ha lasciato di sé un’immagine sostanzialmente positiva.

Recensione
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