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La forma della coscienza.
    Il male oscuro di Giuseppe Berto

 

Saggistica. L’autrice, nata a Messina 34 anni fa, “si è laureata a pieni voti in Lettere”. A quanto ci risulta questo saggio è, almeno in volume, la sua prima pubblicazione. Per capire a fondo uno scrittore – e specialmente uno scrittore così particolare come Giuseppe Berto – è necessario addentrarsi anche tecnicamente nel suo stile, nel suo caso infatti è uno stile piuttosto anomalo per non dire unico. Qui viene esaminata in modo esemplare la sua opera più nota, Il male oscuro (1964), con una scomposizione di tutti i parametri narrativi, a iniziare dalla punteggiatura che ha spesso suscitato diversi commenti, mancando quei segni d’interpunzione con “funzione emotivo-intonativa” (p. 17), il che dovrebbe dare una certa oggettività alla scrittura, mentre, al contrario, risulta alquanto soggettiva, forse a causa del male oscuro. Il romanzo è in effetti un ricco repertorio linguistico diramato in più direzioni, e l’autrice del presente saggio – quanto di più esaustivo sia apparso finora sull’opera specifica – testimonia non solo una straordinaria capacità analitica, ma introduce nel linguaggio “innovativo” di Berto, a dimostrazione che sono proprio le opere ‘irregolari’ a segnare la storia della letteratura.

Recensione
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