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La grande storia in minute lettere

Saggistica. Il sottotitolo: “L’amore di una famiglia nel buio della guerra: la vicenda di Gino, Internato Militare Italiano, narrata attraverso la corrispondenza con la moglie Lia”. Si tratta di un rilevante epistolario di 597 lettere nel giro di un decennio (1935-1945) tra Gino Daniele, classe 1913, e Natalia Schiavon, della quale per rispetto ai suoi desideri e alla sua memoria non viene riportata la data di nascita (vedere nota alle pp. 14-15).

Considerato il periodo storico, le cose si complicano e il servizio postale ne subisce le conseguenze. C’è un passo a proposito di Bottai le cui idee erano piuttosto particolari. Poi lo scoppio della guerra, con l’illusione prodotta dalle facili conquiste dei tedeschi: gran parte della popolazione paventava un simile evento che porterà infiniti lutti e distruzioni. Ciò che rimane in tempi sempre più cupi e terribili è la fede. Benché le lettere, com’è ovvio, riportino sopra tutto notizie sulla salute e sulla situazione in cui si trovano gli scriventi, non mancano anche spunti per così dire paesaggistici: “È una località che si avvicina per le sue caratteristiche a quella dove mi trovavo prima e che si presta alle meditazioni solitarie, a contatto della natura ed in riva ad un mare azzurro e calmo” (Gino).

Dislocato in Grecia, Gino descrive tra l’altro l’arretratezza di quelle popolazioni, giudicate ostili, probabilmente perché i soldati italiani erano visti come invasori. Con la caduta della dittatura e lo sfascio dell’8 settembre 1943 il decorso della guerra nei suoi connotati di belligeranti cambia, inizia il periodo peggiore. Fedele a un Re che certo non meritava fiducia dopo la sua fuga a Brindisi, lasciando l’esercito allo sbando, Gino si rifiuta comunque di aderire alla Repubblica di Salò, malgrado le pressioni esercitate da tedeschi e repubblichini, e finisce prima nel campo di prigionia di Beniaminov, poi in quelli di Sandbostel e Wietzendorf: benché gli ufficiali siano trattati meglio, le condizioni sono comunque dure, e malgrado tutto si tenta anche di fare cultura.

Nelle missive di Lia invece si nota che chi è rimasto in città (Padova) deve difendersi da bombardamenti che in modo indiscriminato mietono centinaia di vittime innocenti. Un epistolario dunque di estrema importanza per ricreare su dirette testimonianze il clima bellico. Davvero utili i due indici – luoghi e nomi – che permettono di individuare elementi specifici.

Recensione
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