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La mia Serenissima

Poesia e narrativa. L’autrice ha al suo attivo un esteso curriculum letterario che inizia ufficialmente con il primo premio assoluto di poesia Università degli Studi di Padova (1970) e otto anni dopo esce con la prima raccolta di poesie Fiori di Zolfo. Quest’opera, per le sue caratteristiche, si viene a collocare su due linee: una di prose in dialetto, a volte garbati bozzetti che ricreano una venezianità tipica, per i luoghi e i ricordi che vi si connettono: l’immagine di copertina peraltro ricrea in modo appropriato il fascino di una città senza tempo.

Nel racconto Bienàe de Venessia si evidenzia come “La natura ancora ’na volta me ga dimostrà che eà poe più de l’arte”. Le prose sono intercalate con le poesie ove lo stile della Da Riz esce in tutta la sua evidenza: le notevoli esperienze maturate anche con ambienti di avanguardia hanno dato i loro frutti: una linearità di scrittura che però approfondisce a ogni verso il significato, eliminando i segni di interpunzione e utilizzando la barra, per esempio “volontà/brividi senza fine”.

Ne consegue una poetica assai personale, sia sotto l’aspetto tecnico che espressivo: ogni parola si carica di risonanze, rimanda un mondo inteso fra spirito e materia e realizzato nella sua pienezza ideale. I valori icastici comunque emergono, in una descrittiva sintetica e intensa: “mare generoso | con reti scintillanti | pesci argentei”. Pur in una identità formale così marcata si nota la limpidezza del segno che invia molteplici e suggestivi riflessi.

Recensione
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